L’inserimento, 50 sfumature d’ansia

Tutta la verità. Lo giuro.

Oggi Teresa è rientrata al nido dopo una settimana a casa di febbriciattola, tosse e solite cose.

Ha visto la maestra, ha allargato le braccia e le è salita al collo. Ci siamo salutate senza una lacrima. E non me lo sono sognato.

Riavvolgiamo il nastro e torniamo indietro. Un mese fa ero disperata. Avevamo appena concluso la prima settimana di inserimento al nido in cui era stata da sola sì e no un’ora sulle cinque in cui siamo state nell’asilo nido.

Il pranzo (ore 11 e 15) era una meta irraggiungibile, il sonnellino una chimera lontana. Il mio licenziamento, un’opzione papabile.

Eppure la settimana era iniziata alla grande.

Giorno 1, una Teresa tutta sorrisi ha fatto il suo ingresso trotterellante con il suo zainetto in un giardino pieno dì bimbi. Abbiamo trascorso una prima ora insieme, serene. E’ andata in giro parlottando e curiosando. Mi ha lasciato sola nella stanza lei con le maestre, lei a me e non io a lei. Cuore di mamma gongola di orgoglio.

Giorno 2, il declino. 10 minuti dopo essere entrati insieme agli altri bimbi e mamme, qualcosa ha fatto click. Non sorride più e si guarda in giro. Seria. Si accozza. Piagnucola. E io ho fatto crack. È arrivata l’ansia, lontana parente che si è fermata un po’ da noi. Alcune mamme hanno provato l’allontanamento, noi no. Non siamo state abbastanza brave. L’ansia è l’unica che è uscita gongolando.

Giorno 3, la tragedia. Mi sono allontanata, una mezz’ora. I primi istanti ho vissuto in una sensazione di semi-shock. Era quello che volevo. Allontanarmi. E mi ero allontanata. Ma. Poi l’ho sentita. Piangere. Chiamarmi. Chevelodicoafare. Ansia.

Giorno 4, devo continuare?

Mi ripetevo mentalmente i consigli ricevuti.Mi facevo mille domande, cercavo di essere sempre serena e positiva. In realtà un’ansia malcelata mi struggeva. Non una, 50 sfumature d’ansia.

L’ansia di vederla stare male, lei che è ogni mio bene.

L’ansia che non capivo come fosse possibile, io sono tornata a lavoro mesi fa eppure ora non va.

L’ansia che stava finendo un equilibrio noto, e non sapere cosa viene dopo.

L’ansia che al di fuori mi giudicassero per essermi presa il tempo che serviva trascurando il resto.

L’ansia da prestazione, quella che noi (io) dobbiamo essere meglio degli altri.

L’ansia che “forse l’hanno messa classe sbagliata”.

L’ansia che “forse l’ho messa nell’asilo nido sbagliato”.

L’ansia che “forse devo lasciare il lavoro e passare tutta la vita con lei”.

L’ansia che il pomeriggio è una cozza e la sera non  si dorme.

L’ansia che noncelapossofare e nonfiniràmai.

L’ansia che…

 

Poi a un certo punto, non so quanto saluti alla porta dopo, ce l’avevamo fatta.
Due settimane circa e il pranzo era andato, 3 e dormiva. Prima solo venti minuti, poi trenta . Adesso pure un paio d’ore.

È tutto perfetto? No. Ma va bene.

Questa è stata la nostra storia, con i nostri tempi ed ognuno deve avere la sua. Cosa ha aiutato?

  1. Fidarmi di chi fa il suo mestiere, come vorrei che gli altri si fidino della mia professionalità
  2. Parlare, pure con i pali della luce, delle mie sensazioni e emozioni
  3. Condividere il peso con chi ho vicino, soprattutto con il suo super-papà

Zia Ansia ha fatto le valigie, le manderemo una cartolina per Natale.

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