L’inserimento, pensieri preliminari

Ovvero, l'inserimento: a chi?

Tra meno di un mese iniziamo il nido e qui ci stiamo preparando alla grande.

“Ma no signora, lo inizia solo la bimba il nido, lei poi la lascia e va a lavoro!”

Ah. Ricomicio. Tra meno di un mese Teresa inizia il nido, e io non ce la posso fare. Forse avrei dovuto iniziare a prepararmi dal momento del test di gravidanza, e già così avrei dovuto fare le cose di fretta. E invece 20 giorni prima della Day One sono qui che lo accetto e non lo capisco, lo capisco e non lo accetto.

Non che voglia stare sempre sempre con lei, sono felice che stia con gli altri bimbi.

Non che abbia paura del distacco, sono tornata a lavoro mesi fa, e lei è molto ma molto più brava di quello che pensassi. E di me, senza dubbi.

L’inizio del nido però segna la fine di questo primo anno insieme, del nostro periodo speciale, come mamma e bebè e come neofamiglia. Adesso inizia, in un certo senso, la vita vera.

Nella mia testa le paure sul domani giocano ad acchiapparella con il senso di colpa. Con la paura del non esserci. E con la domanda fondamentale: ma chi me l’ha fatto fare? No, non la figlia. Quella è la cosa migliore che abbia mai fatto. Io dico tutto il resto. Parlo della laurea, delle specializzazioni, degli sforzi e di tutto l’impegno e la passione messi in una carriera che oggi mi sembra la cosa più lontana (e soprattutto che mi tiene lontana) da ciò che voglio.

Che cosa voglio? Ma Teresa, of course.
Il suo sorriso, con o senza denti, gli occhi che brillano. Voglio esserci, anche per guardarla dormire, ma non solo. Per non farmi raccontare le sue scoperte da altri ma scoprirle con lei e poterle raccontare.

La gravidanza e la maternità hanno risvegliato una parte di me molto più primitiva e animalesca fortemente in opposizione a quella rampante e orientata alla carriera che ho coltivato fino a ieri. Bel casino.

Non voglio passare tutta la vita su un letto a poltrire (magari giusto un’oretta… ancora), né mi vedo come una American housewife anni ’50 (ma mi ci vestirei volentieri). Voglio lavorare ma non come ho sempre fatto, quello ormai è finito. Cosa vuol dire esattamente, cosa viene adesso e come me la caverò è tutto da capire. Fa paura, e fregauncavolo se ci sono passate tutte.

Io sola ho Teresa, e lei mi aiuterà a fare questo inserimento, il mio, quello nel mondo delle mamme grandi.
Lo faremo insieme, un giorno alla volta.

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